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LIBERIAMO INGRID BETANCOURT

Alvaro Uribe, il presidente succeduto ad Andres Pastrana, ha abbandonato l'idea del dialogo con la guerriglia, non vuole un accordo; la sua strategia è quella di militarizzare il paese, raddoppiando il numero del contingente dell'esercito e armando i campesinos.
Le Farc non si sono rese conto che, togliendo di mezzo Ingrid Betancourt, si sono private di uno dei pochi interlocutori, se non l'unico, per arrivare alla fine della guerra.
Liberare Ingrid e i 5426 prigionieri civili sarebbe un gesto umanitario forte, che permetterebbe forse ai governi democratici di smettere di catalogare le Farc come terroristi.
Oggi la famiglia di Ingrid, la madre Yolanda, i figli Melanie e Lorenzo, il marito Juan Carlos Lecompte, chiedono notizie certe.
L'ultimo video diffuso, che la ritraeva visibilmente provata, risale all'agosto 2003; da allora solo comunicati, non verificabili, da parte della guerriglia hanno confermato che Ingrid sta bene.
L'unico modo per tenerla in vita è far conoscere nel mondo la sua causa.
Molte sono le iniziative sorte per la liberazione di Ingrid Betancourt; più di 200 città nel mondo l'hanno nominata cittadina onoraria.
Non in Italia, dove l'impegno e la passione di pochi non sono riusciti a garantirle uno spazio adeguato e continuativo sui media.
Il Governo e il Parlamento italiani, L'Unione Europea, intraprendano ogni possibile azione che porti al suo rilascio.
Ingrid Betancourt è un simbolo per i colombiani, ma non solo. E' un simbolo per tutti coloro che sono contro la corruzione, la violenza, l'ipocrisia di un potere che attecchisce ed è forte là dove si coltiva l'ignoranza, la non consapevolezza dei diritti fondamentali dell'uomo, dove si gestisce il potere della comunicazione.
I guerriglieri colombiani hanno rapito una donna che si opponeva al governo da loro odiato; non c'è logica in questo.
Facciamo parlare la logica della conoscenza; se c'è ignoranza, anche la scelta di indossare un'uniforme e imbracciare un fucile può sembrare logica.
La democrazia si ottiene con la democrazia. Non vi è strada democratica con la violenza. |
CARLO PARLANTI, presunto colpevole!
Questo post è stato creato per attirare e focalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni sulla vicenda di CARLO PARLANTI, 42enne fisico e programmatore informatico arrestato ed in seguito processato negli Usa per un crimine che non ha mai commesso. Carlo è ammalato di Epatite C contratta in carcere, di piorrea, sciatalgia ed asma. Per l'epatite Carlo non viene curato. Se al più presto non si interverrà e l'epatite non verrà curata, Carlo potrebbe trovarsi presto in pericolo di vita. In questi ultimi giorni le condizioni sono ulteriormente peggiorate tanto e pertanto Carlo è attualmente ricoverato presso l'ospedale di Mercy di Backersfield con una diagnosi alquanto inquietante. Pioritaria diventa pertanto l'esigenza di RIPORTARE CARLO IN ITALIA affinchè possa venire curato nel migliore dei modi e perchè ciò avvenga occorre UN'AZIONE DI SENSIBILIZZAZIONE.
Lo ripetiamo: Carlo è in carcere negli Stati Uniti per un crimine che non ha mai commesso, nel silenzio delle istituzioni italiane che fino ad ora non hanno accolto nessuno dei precedenti appelli. Non lasciamo che un cittadino italiano continui a soffrire nell'indifferenza generale.
Aiutiamolo a lasciare la sua ingiusta detenzione ed a far sì che possa ricevere le cure necessarie alla sua sopravvivenza.
Firma la petizione internazionale all'indirizzo: http://www.petitiononline.com/parlanti/petition-sign.html?
Prove dell'innocenza di Carlo, le carte processuali, ed i modi per aiutare Carlo sono disponibili all'indirizzo www.carloparlanti.it
All'indirizzo katia@carloparlanti.it, è possibile contattare la Sig.ra Katia Anedda, sempre in prima linea per dimostrare l'innocenza del suo compagno ed impegnata da tre anni in una battaglia estenuante per far si che Carlo possa tornare a casa.

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BIRMANIA LIBERA
E' vergognoso, e lo dico con tutta l'indignazione di cui sono capace, che un regime resista per 45 anni tra l'indifferenza generale e l'appoggio di paesi come la Russia e la Cina. Non sono bastati i tremila morti di anni fa, non bastano le proteste, non basta un nobel in galera x anni..COSA DEVE SUCCEDERE AFFINCHE' LA DEMOCRATICA ONU DIA GARANZIE DI SICUREZZA PER I PAESI COME LA BIRMANIA????
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Nessuno tocchi Caino
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